Il Ritorno del Lupo
Un predatore che ritorna, un territorio che cambia: comprendere l’espansione del lupo per costruire una convivenza possibile

Il lupo è tornato a essere una presenza stabile e sempre più visibile nel paesaggio italiano. Dopo aver rischiato l’estinzione negli anni Settanta, oggi la specie sta vivendo una fase di espansione naturale che pone nuove sfide ma anche importanti opportunità per la conservazione e la gestione del territorio.

Origini della popolazione italiana

I lupi che popolano attualmente l’Italia discendono dai pochi esemplari sopravvissuti nell’Appennino centro-meridionale nel periodo in cui la specie era quasi scomparsa. Da quelle aree hanno ripreso lentamente a risalire la penisola, colonizzando prima l’Appennino settentrionale e poi le Alpi occidentali e centrali. Sulle Alpi centro-orientali, invece, stanno comparendo individui provenienti dalla popolazione dinarica, arrivati spontaneamente dalla Slovenia. È importante ricordare che in Italia non è mai avvenuta alcuna reintroduzione artificiale: la ricerca scientifica, grazie a radiocollari satellitari e analisi genetiche, ha dimostrato che l’espansione è stata completamente naturale.

Quanti lupi ci sono oggi in Italia?

Il primo monitoraggio nazionale del lupo, condotto da ISPRA tra il 2020 e il 2021, ha stimato una popolazione complessiva di circa 3.300 esemplari. Di questi, oltre duemila vivono lungo l’Appennino, mentre quasi un migliaio sono distribuiti sulle Alpi. I numeri risultano in forte crescita rispetto alle stime del 2015, quando nelle Alpi si contavano poco più di un centinaio di lupi e lungo l’Appennino poco più di un migliaio. Il trend, dunque, è inequivocabile: la popolazione sta aumentando e si sta espandendo rapidamente.

Come si è giunti a queste stime

Il monitoraggio che ha reso possibile questa fotografia così precisa della situazione è stato imponente. Ha coinvolto circa tremila operatori su tutto il territorio nazionale, esclusa Sicilia e Sardegna, che hanno raccolto quasi venticinquemila segni di presenza, dalle tracce agli escrementi, dalle fototrappole alle carcasse. In totale sono state indagate mille celle di dieci chilometri per dieci, un lavoro capillare mai realizzato prima in Italia.

Perché il lupo si espande

La ragione principale dell’espansione sta nell’elevata adattabilità della specie. Un lupo può percorrere anche cinquanta chilometri in un solo giorno, attraversare autostrade, campagne coltivate e zone abitate, e spingersi oltre i confini nazionali senza difficoltà. Non mancano casi eccezionali, come quello di un individuo in Emilia che, in meno di un anno, ha raggiunto le Alpi francesi dopo un viaggio di oltre milleduecento chilometri. I branchi sono generalmente composti da tre a sette individui e occupano territori molto estesi, che possono arrivare fino a quattrocento chilometri quadrati. Ogni gruppo si riproduce una sola volta l’anno e i giovani, una volta raggiunta la maturità, si allontanano per cercare un partner e un territorio proprio, spesso intraprendendo spostamenti lunghi e complessi.

Il ruolo dell’uomo

Il ritorno del lupo non è però un fenomeno che riguarda soltanto la biologia della specie. Anche l’uomo ha contribuito in modo significativo a questo processo. Lo spopolamento delle aree rurali, la conseguente espansione dei boschi, l’aumento delle popolazioni di ungulati selvatici e alcune introduzioni a fini venatori, in particolare del cinghiale, hanno creato un ambiente più favorevole per il predatore. A questo si aggiungono la protezione legale e le campagne di sensibilizzazione, che hanno permesso al lupo di riprendersi gli spazi che aveva perso.

Prospettive e sfide future

Oggi il lupo ha riconquistato gran parte delle aree idonee dell’Appennino e sta consolidando la propria presenza su tutto l’arco alpino. Questo comporta benefici per la biodiversità, ma anche problemi concreti per le attività pastorali e per chi vive e lavora nelle zone rurali. La sfida dei prossimi anni sarà costruire strategie efficaci di coesistenza, perché non è possibile tornare indietro, ma è possibile immaginare un equilibrio che tuteli sia la fauna selvatica sia le comunità locali.

L’importanza dei cani da guardiania

In questo scenario di ritorno del lupo, i cani da guardiania rappresentano uno degli strumenti più efficaci e immediatamente disponibili per mitigare i conflitti tra predatori e attività zootecniche. Questi cani, selezionati da secoli per vivere accanto al bestiame e proteggerlo con fermezza ma senza aggressività ingiustificata, contribuiscono a ridurre il rischio di attacchi e a rendere le mandrie più sicure e compatte. La loro presenza non solo dissuade il lupo dall’avvicinarsi, ma ristabilisce un equilibrio antico tra uomo e fauna selvatica, offrendo alle aziende agricole un supporto concreto e sostenibile. Investire nella formazione, nella corretta gestione e nella diffusione dei cani da guardiania significa favorire una coesistenza più armoniosa, in cui la tutela della biodiversità possa procedere di pari passo con la continuità delle attività rurali.