Origine e Caratteristiche del Cane da Protezione

Il cane da protezione, conosciuto anche come cane da guardiania, è una delle più antiche figure di supporto all’allevamento pastorale. Le sue origini affondano nella storia dell’addomesticamento del cane, un processo che, secondo ricerche genetiche e archeologiche, risale a circa 15.000 anni fa in Europa, parallelamente alla domesticazione di animali da reddito come ovini e bovini (tra 8.500 e 11.000 anni fa).
La prima testimonianza scritta sull’uso dei cani per difendere il bestiame dai predatori si trova in Aristotele, nella sua Historia Animalium (384 – 322 a.C.), a conferma di una tradizione antichissima.

Un alleato del pastore per millenni

I cani da protezione sono stati selezionati per millenni da pastori nomadi in Europa e Asia, in contesti in cui la sopravvivenza del gregge dipendeva dalla difesa contro i grandi predatori, come lupo e orso.
Questi cani lavoravano a stretto contatto con il bestiame, spesso senza la presenza costante dell’uomo, vivendo giorno e notte insieme agli animali che dovevano proteggere.
Il risultato di questa selezione è un cane autonomo, indipendente, coraggioso e profondamente legato al gregge, in grado di valutare da solo le situazioni di pericolo e intervenire senza ordini diretti.

Dal passato al presente

Con l’eradicazione dei predatori in molte zone d’Europa durante l’Ottocento, l’uso dei cani da protezione è quasi scomparso. Tuttavia, in regioni dove lupi e orsi non si sono mai estinti – come i Balcani, la Penisola Iberica, l’Italia centrale e le montagne dell’Asia – questa tradizione è sopravvissuta.
Negli ultimi decenni, con il ritorno naturale dei grandi carnivori in diverse aree, l’impiego dei cani da guardiania è tornato a essere una misura fondamentale per prevenire gli attacchi e ridurre i conflitti tra allevatori e fauna selvatica. Progetti dedicati, come quello promosso da ENCI con il Pastore Maremmano Abruzzese, hanno contribuito a rilanciare questa pratica antica in chiave moderna.

Caratteristiche distintive del cane da protezione

Un cane da protezione non è un cane da compagnia, né un cane da conduzione del gregge. La sua funzione è esclusivamente difendere il bestiame dai predatori, con un approccio non aggressivo verso gli animali da reddito e un forte senso di responsabilità.

Ecco le principali caratteristiche che lo contraddistinguono:

1. Forte istinto di protezione

Il cane deve avere un attaccamento totale al gregge, tanto da considerarlo il proprio gruppo sociale. Lo segue ovunque, dorme accanto ad esso e interviene ogni volta che percepisce una minaccia.

2. Assenza di istinto predatorio

A differenza dei cani da conduzione, che per radunare il bestiame ricorrono a movenze di dominanza o aggressività controllata, il cane da guardiania non deve mai inseguire, mordere o spaventare gli animali che protegge.

3. Autonomia e indipendenza

Il cane da protezione lavora spesso senza la presenza del pastore, prendendo decisioni in autonomia. Questo richiede un carattere equilibrato e grande capacità di valutazione.

4. Coraggio e territorialità

Un cane da protezione deve essere pronto a fronteggiare predatori anche più grandi di lui, assumendo un comportamento di allerta, difesa e dissuasione (abbai, posizionamento tra il gregge e l’intruso).

5. Equilibrio verso le persone

In contesti turistici o con presenza di estranei, è fondamentale che il cane sia vigile ma non aggressivo, evitando pericoli per chi si avvicina al pascolo.

Perché è importante oggi

L’uso corretto dei cani da protezione è considerato uno dei metodi più efficaci per ridurre le predazioni, senza ricorrere a metodi cruenti o dannosi per la fauna selvatica. Tuttavia, il loro impiego richiede selezione accurata e gestione responsabile, per evitare problemi come aggressività verso estranei o comportamenti predatori indesiderati.

Grazie al recupero di queste antiche pratiche, oggi il cane da guardiania rappresenta una risorsa strategica per la zootecnia sostenibile, tutelando insieme allevamenti, biodiversità e tradizioni millenarie.