Cani da Protezione per Pecore

In Italia, la tradizione dei cani da guardiania è profondamente intrecciata con l’allevamento delle pecore. Questi cani lavorano da secoli al fianco dei pastori, formando con il gregge un legame immediato, pacifico e naturale. L’inserimento dei cuccioloni tra le pecore, infatti, è in genere semplice: le pecore li accettano rapidamente, e il cane, dal canto suo, sviluppa un forte istinto di appartenenza al gruppo.

La protezione del gregge richiede però un’organizzazione attenta. Il numero di cani necessario non dipende soltanto dalla quantità di pecore, ma soprattutto dalla presenza e dalla strategia dei predatori locali. Per garantire la sicurezza del gregge non basta aumentare il numero dei cani: è essenziale non sottovalutare mai l’intelligenza e la capacità dei predatori, né sopravvalutare quella dei cani stessi. Un equilibrio corretto tra risorse, territorio e rischio è alla base di una buona gestione.

Il Maremmano-Abruzzese precede il gregge, esplorando in anticipo il pascolo alla ricerca di odori, tracce e segnali della presenza di lupi o altri predatori.
Se avverte qualcosa di sospetto—un rumore, un odore estraneo, un movimento improvviso—il cane si irrigidisce, ringhia o abbaia, avvertendo immediatamente il pastore. Solo dopo questo controllo preventivo, pecore e capre iniziano a muoversi in tranquillità.

Quando la giornata è serena e il pascolo sicuro, il cane assume una posizione strategica: sceglie il punto più alto o meglio esposto, da cui può osservare l’intera area. Da lì controlla ogni accesso, ogni possibile varco, mantenendo sempre un atteggiamento vigile e pronto all’intervento.

I lunghi pomeriggi al pascolo trascorrono spesso in apparente quiete. I Maremmano-Abruzzese riposano all’ombra, quasi invisibili, ma senza mai perdere il contatto visivo o uditivo con il gregge. Quando le pecore si spostano, il cane le segue con passo lento, calmo, perfettamente integrato nei loro ritmi naturali.
Le femmine tendono a essere più attente e statiche, assumendo spesso una postura eretta, da vere “sentinelle”, mentre i maschi alternano la sorveglianza con ampie marcature del territorio, fondamentali per comunicare la loro presenza ai predatori. Questi, di norma, evitano le zone pattugliate dai cani, riducendo significativamente il rischio di attacchi.

Il Maremmano-Abruzzese mantiene un legame costante con il gregge, come fosse collegato da un elastico: mai troppo vicino, mai troppo lontano.
Se un predatore si avvicina—che sia un lupo, uno sciacallo dorato o un orso—la risposta è immediata. I cani si dispongono in posizione di difesa, abbaiando forte e con decisione, scoraggiando l’intruso ancor prima che possa avvicinarsi agli animali.

Gli scontri fisici veri e propri sono rarissimi: avvengono solo quando il numero dei cani impiegati è insufficiente rispetto alla pressione predatoria. La priorità del predatore è evitare ferite, perché un animale ferito difficilmente sopravvive in natura; per questo il semplice segnale acustico e olfattivo dei cani è spesso sufficiente a dissuaderlo.